Chi Siamo

La nostra storia

“A metà viale avevamo già deciso che si trattava del posto più bello del mondo.”

Così, due lombardi che scendono in Umbria, col mito dell’Umbria (come tutti i lombardi, peraltro) e che hanno appena percorso due chilometri e mezzo di strada sterrata, scelgono di cambiare vita. Non possono più fare a meno dell’idea che li ha fulminati arrivando a Preggio.

Preggio è un piccolissimo paese arroccato su un colle abitato da 35 persone dentro alla cerchia delle mura (i muraglioni). Ma l’Azienda Agricola Preggio è in mezzo al nulla, a qualche chilometro dal centro del paese. Quando i due lombardi ci arrivano l’azienda agricola è abbandonata. Gli ulivi sono invisibili circondati da boschi di querce. I seminativi sono incolti.
Bruno ed Elena (quei due lombardi) pensano che trasformeranno quel luogo, che impareranno a conoscerne ogni aspetto, ogni pianta, ogni angolo e ogni prospettiva.

E cominciano a pulire. E si fanno aiutare a pulire, da Guido, da Daniel, da Abderrazak e dal mitico Pasqui, il Maestro. Per non parlare di Samira e Messaouda e del loro corteo famigliare.
E quell’angolo di Preggio di cui si sono innamorati prende una forma in cui si riconoscono.
E poi, cavalcando visioni, piantano il vigneto, che l’anno dopo, nonostante abbia solo un anno, diventa il vigneto vecchio, perché ne viene piantato un altro pezzettino, il vigneto nuovo.

E siccome fino a quel momento le loro decisioni e le loro scelte si sono solo basate sull’entusiasmo e sul “proviamo a fare….?”, decidono che è il momento per capirci un pochino di più e seguono tutti i corsi che possono per capire se stanno facendo bene o male e raddrizzano anche un po’ il tiro e educano l’entusiasmo (o almeno ci provano).

elena & bruno

Sono passati quasi 20 anni da quel colpo di fulmine. Quando riusciamo a sollevare lo sguardo da quello in cui siamo impegnati e ci guardiamo intorno continuiamo a dirci che questo posto è speciale.

In questi 20 anni abbiamo deciso che ci piace fare della buona uva, che ci piace curare i nostri olivi e fare un buon olio (Elena dice che è il più buono del mondo, e non c’è verso di farle pensare altrimenti), che ci piace da morire lavorare con le api e raccogliere il miele che producono.

Soprattutto ci piace questo posto che ci assomiglia, che spesso è scarmigliato e che è sempre molto meno in ordine di quello che vorremmo. Ma che per noi resta il posto più bello del mondo.

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