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Perché non mangiare carne … e perché sì.

Se vivessimo in un mondo perfettamente naturale, o naturalmente perfetto, magari senza la specie umana, ogni giorno miliardi di esseri viventi verrebbero mangiati da altri esseri viventi. E quindi?

Due oche bianche, alcune giovani anatre e una colombella al pascolo nel prato dell'agriturismo di Preggio, in Umbria

Se vivessimo in un mondo perfettamente naturale, o naturalmente perfetto, magari senza la specie umana, ogni giorno miliardi di esseri viventi verrebbero mangiati da altri esseri viventi. E quindi? E quindi non me la cavo dicendo che è la natura: la domanda vera, per me, non è se la vita si nutra di altra vita. È come.

Un pianeta che si mangia da sé

Su questo pianeta la vita è, alla lettera, fatta di altra vita: una rete di dipendenze in cui nessuno — tantomeno noi — sta davvero al centro. È l’idea che Stefano Mancuso porta avanti da anni nei suoi libri (La Nazione delle Piante): dipendiamo interamente dal resto del vivente, a partire dalle piante.

Viene dal mondo vegetale tutto quello che mangiamo, l’ossigeno che respiriamo…

Stefano Mancuso (intervista, Altreconomia)

Se è così, l’unica cosa su cui abbiamo voce in capitolo non è vivere o morire: è la qualità di quel passaggio. Come si vive, e come si muore.

Io, quasi vegetariano (per colpa delle mie galline)

Sono quasi vegetariano. Forse, certi giorni, quasi vegano. “Quasi”, perché le mie galline — che vivono molto bene — le uova le depongono che io lo voglia o no, e buttarle non aiuterebbe nessuno. Così mangio le loro uova, pochissimi latticini e formaggi, e niente carne comprata. Sugli insaccati ci torno tra poco: lì è più una questione di salute che di etica. Sorry, allevatori.

In pratica, a casa nostra:

  • uova delle nostre galline: sì, ovviamente;
  • carne comprata: no;
  • insaccati: no (per salute più che per principio);
  • latticini e formaggi: pochissimi, e locali;
  • carne dei nostri animali: sì, con misura.

E gli animali che alleviamo?

I nostri animali vivono bene, mangiano bene, hanno i loro periodi di libertà sull’erba. Alla sera, però, devono rientrare: volpi, donnole, faine e perfino le cornacchie farebbero strage. Anche loro devono vivere, per carità — ma le nostre galline e le anatre, su questo, non sarebbero d’accordo. È il come si vive applicato al pollaio: una porta chiusa la sera per potersi godere l’erba di giorno.

Le uova che si vedono nel video le abbiamo lasciate apposta davanti alla telecamera, per capire come facessero le cornacchie a portarsi via uova più grandi di loro. Ecco ..

Perché non compro carne

Non è ideologia: è che so come funziona la maggior parte degli allevamenti. Le immagini le hanno portate a casa le inchieste di Essere Animali, finite più volte anche nelle puntate di Report su RAI3, e il documentario Food for Profit di Giulia Innocenzi ha raccontato che, negli allevamenti intensivi, certe condizioni sono la regola e non l’eccezione. Non si fa di tutta l’erba un fascio — di allevatori seri ce ne sono — ma le irregolarità nel settore sono troppe, e da consumatore non ho nessun modo di sapere come sia vissuto, e come sia morto, l’animale che trovo nel banco frigo.

Mangiamo troppa carne, e questo peggiora tutto

In Italia siamo ben oltre i 70 kg di carne a testa all’anno. Tanta. E più carne chiediamo, più i produttori devono produrne, farsi concorrenza sul prezzo, risparmiare sull’allevamento: la qualità scende, il benessere animale sparisce, e il conto a volte torna sulla nostra salute. Non è un’impressione: l’OMS classifica le carni lavorate come cancerogene per l’uomo (gruppo 1) e stima che ogni 50 g di lavorati al giorno alzino di circa il 18% il rischio di tumore del colon-retto; la carne rossa è probabilmente cancerogena (gruppo 2A). Un chiarimento, perché qui si fa spesso confusione: il gruppo 1 dice che la prova è solida, non che una fetta di salame equivalga a una sigaretta. Ecco perché, sugli insaccati, per me è soprattutto una questione di salute.

Non voglio diventare integralista

Resto della mia idea, e della mia quasi veganità. Ma integralista no: mangio la carne degli animali che alleviamo noi — perché so come vivono — e se mi capita di assaggiare una specialità non credo che il mondo crollerà per la carne che consumo io. Semplicemente, non sarà più la mia prima scelta. E sì, lo so già: avete mai visto un cane o un gatto perfettamente vegetariani? Appunto. Ognuno la sua natura; la mia, un pezzetto, posso sceglierla.

E allora, in Agriturismo?

Cerchiamo di essere coerenti anche a tavola. Ai nostri ospiti serviamo solo carni di nostra produzione — perché ne conosciamo la vita e la provenienza — e qualche latticino locale. Niente insaccati, sorry. Se volete vedere come si traduce nel piatto, c’è il nostro menu degustazione. Perché alla fine, se la vita è fatta di vita, il minimo che possiamo fare è prenderci cura del come.

Le domande che ci fanno più spesso

Ma allora siete vegetariani?

No: mangiamo con misura la carne dei nostri animali. Diciamo quasi vegetariani.

Perché servite carne, se la pensate così?

Perché serviamo solo la nostra, di cui conosciamo vita e provenienza. È il come, non il se.

E le uova?

Sono delle nostre galline, che le depongono comunque. Buttarle non avrebbe senso.

Servite insaccati?

No, più per salute che per etica.

Nel ristorante servite menu veramente vegetariani?

Certo, e con piacere! Ci basta solo saperlo per tempo. Ed Elena produce anche eccellenti formaggi vegani, senza latte, a volte trovate anche quelli nel menu.

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